I NOMI DEL PADRE

Come avviene lo sviluppo del bambino?

Che importanza hanno le figure dei caregivers, cioè coloro che se ne prendono cura?

Si parla sempre della rilevanza della relazione con la madre, e il padre? Spesso è una figura sullo sfondo, a volte il terzo incomodo, che magari deve chiedere il permesso per entrare nella consolidatissima diade. Ho incontrato tanti padri con la paura di tenere i propri bambini tra le braccia, che si sono messi da parte per non disturbare, ignorando di essere una risorsa indispensabile per la vita del figlio/a.

Di loro vi parlerò in un modo diverso dal solito, soprattutto per il mondo della Psicologia! Unirò le mie conoscenze psicologiche e teologiche sperando di offrirvi nuovi spunti di riflessione. Per eventuali approfondimenti sul tema vi consiglio i libri del Professore Rocco Quaglia, docente di Psicologia Dinamica all’Università degli Studi di Torino, che troverete nella bibliografia.

Psicologia e Teologia sembrano contrapposte, ma in realtà esiste un parallelismo tra la crescita psichica nella relazione con i propri genitori e la crescita spirituale dell’uomo nel rapporto con Dio che troviamo raccontata nella Bibbia.

Tutti noi nasciamo da una madre e da un padre, maschio e femmina sono due realtà psichiche diverse e servono entrambe all’essere umano. Lo sviluppo del bambino, in genere, va dalla madre al padre. Ai due genitori spettano, proprio per le preziose caratteristiche di genere, due ruoli differenti, qui di seguito vedremo meglio in cosa consistono e a cosa servono. La madre si occupa di accudire il bambino e soddisfare i suoi bisogni, lui piange e lei “magicamente” arriva. Per lui/lei questo è meraviglioso e indispensabile per sentire di avere un valore, di essere importante e poter esistere. Per un periodo di tempo è necessario che ciò avvenga e direi anche vitale, ma non può essere così per sempre!

Rapportandosi solo con una figura materna il bambino crescerà aspettandosi che tutti gli debbano tutto. La parola mater identifica la materia, la carnalità, collegandoci alla visione cristiana si tratta della relazione con Dio come bambini che pretendono e chiedono soltanto. Il padre promuove l’autonomia e l’indipendenza emotiva dalla madre e trasforma il bambino in figlio, un essere umano con diritti e doveri. Il padre interviene, indirizza e modella. L’amore del padre si conquista attraverso l’ubbidienza. Se il figlio ubbidisce ha dei diritti ed entra così in una relazione diversa anche con gli altri interiorizzando l’entità dell’autorità. Se la madre non media questo rapporto il padre non riuscirà, o avrà molte difficoltà, ad entrare nella diade. Se la madre avrà paura del marito il bambino ne avrà paura, se lo ama lo amerà.

Nella Bibbia troviamo Dio che è padre e non madre, lì è scritto che suo figlio Gesù è venuto a rivelarci il Padre, il Figlio conosce il Padre (Mt 11:27) e lo chiama “Abbà” cioè “Papà” che non è un titolo onorifico come ad esempio “Adonai” cioè Signore. Nella Bibbia vengono usati vari nomi per Dio e ognuno ha una sfumatura diversa, partendo da queste differenze possiamo trarre informazioni sulle qualità paterne che servono nel nostro sviluppo psichico. Il primo nome di Dio che incontriamo è Elohim ed è il plurale di El o Eloah, “im” identifica la vecchiaia, il divino nella sua totalità. Elohim inizialmente è il Dio Creatore che si occupa dei bisogni dell’uomo e la relazione tra Lui e le creature si esaurisce nell’offerta che queste gli dedicavano. Tale caratteristica mi riporta alla mente il ruolo materno di accudimento e soddisfazione dei bisogni, è interessante notare che poi il nome ebraico per Dio nel testo originale cambia. Chi soffia la vita nell’uomo è Yahweh Elohim, il Dio che agisce, ma chi è questo Yhwh che non si può pronunciare? Ci viene svelato gradualmente e ogni volta prendiamo coscienza di qualcosa. Nella Genesi Dio parla ad Abramo e si rivela per ciò che fa, decide la sorte dell’uomo e ne appaga i desideri.

Yahweh fa una promessa e da qui cambia la relazione.

Il padre ora deve conquistare l’amore del bambino, deve essere oggetto di ammirazione e lo fa promettendo. Se non mantiene crea una rottura nel rapporto! Il padre rivela al figlio se stesso e il suo potere di mantenere le promesse. Nasce qui la fede!

Quando viene al mondo, il bambino è pieno di fiducia nei confronti della madre, con la quale è in simbiosi, non è così tra lui e il padre. La madre concepisce con l’utero, il padre con la mente facendo spazio all’idea del figlio.

In Genesi 17:1 Dio fa un patto con Abramo, questa è la prima occorrenza di El Shaddai, che rimanda all’aspetto della forza di Dio, la roccia del patto la cui fedeltà è indiscussa. Per la nostra crescita è necessario un cammino con il padre, da bambini abbiamo bisogno di sentire dentro di noi ciò che nostro padre prova per noi, così ci sentiamo figli. Abbiamo bisogno di poter contare su di lui, sulla sua solidità e fedeltà, che ci danno sicurezza. Se il padre reale è carente, nel bambino si crea una ferita, ma il bisogno del padre rimane e questo sarà soddisfatto da qualcun altro. Trovo calzante a riguardo una frase di Raniero Cantalamessa:

Per il credente non è la fede nell’esistenza di un Dio Padre a dipendere dall’importanza che ha il padre terreno nella vita, ma, viceversa, l’importanza che il padre riveste nella vita umana a dipendere dall’esistenza di un Padre ‘dal quale tutto proviene e al quale tutti tendiamo’.”

In conclusione desidero incoraggiare i padri, laddove possibile, a prendere il loro posto nella relazione con figli, nonostante gli errori e le cadute, nonostante le situazioni avverse e le insicurezze, dedicatevi… cercate aiuto se ne avete bisogno, fate del vostro meglio con amore, questo è ciò che rimarrà e che farà la differenza in tante vite.

Bibliografia:

La Sacra Bibbia, versione Nuova Riveduta e Nuova Diodati.

Rocco Quaglia:
“Il senso della vita dalla madre al padre.”
“Adamo: l’infanzia inesistente”
“Le piccole donne dei vangeli.”

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