La musica da sempre mi ispira nelle mie riflessioni… qualche giorno fa ho avuto il piacere di ascoltare “Esseri umani”, una canzone il cui testo mi ha colpito molto. L’autore, Marco Mengoni, canta di come spesso nella realtà delle nostre vite ci capiti di essere giudicati per come appariamo. L’apparire appare di più dell’essere, l’essere è spesso nascosto, ma perché? Perché lo nascondiamo? Perché un tempo abbiamo deciso di nasconderlo?
Ad ogni modo, un motivo c’è e ci è stato di aiuto, almeno in quel tempo, là e allora. La stessa parola “persona” deriva dall’etrusco φersu, da cui φersuna, che nelle iscrizioni tombali riportate in questa lingua indica “personaggi mascherati”. Così anche la parola latina persōna persōnam rappresenta la maschera che gli attori indossano a teatro. Un’etimologia alternativa è stata individuata nel verbo latino personare, (per-sonare: parlare attraverso). Secondo alcuni ciò spiegherebbe perché il termine persona indicasse in origine la maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare agli stessi le sembianze del personaggio interpretato ma anche per farsi udire dagli spettatori.
È possibile vivere senza una maschera?
Me lo sono chiesta spesso nel mio percorso professionale. Nelle maschere identifico le difese di ogni essere umano, quelle più o meno radicate nel proprio essere. Ad oggi non ritengo che sia possibile vivere completamente senza difese, ma che sia possibile vivere sufficientemente smascherati in modo da permetterci momenti di autenticità con quelle altre persone con le quali ci sentiamo a nostro agio e sicuri di mostrare anche aspetti del nostro essere poco conosciuti. Sono assolutamente convinta che quelli siano momenti preziosi e regali per noi stessi e per coloro che scegliamo.
Sì… può essere difficile.
È come quando si deve cambiare un’abitudine, faccio sempre l’esempio della rottura del braccio dominante: nei primi giorni verrà spontaneo continuare ad utilizzare quel braccio e a farlo partire per primo, per poi bloccarsi subito dopo doloranti perché ci si rende conto che è ingessato. Ci vuole tempo e poi piano piano sarà l’altro braccio (quello sano) a sostituirsi nei movimenti. Lo stesso vale per le abitudini “psichiche”. Per dirla nei termini dell’Analisi Transazionale, il mio modello di riferimento per la pratica psicoterapica, significa uscire dal proprio Copione di vita. Mettere in discussione le opinioni su noi stessi, gli altri e la vita che abbiamo date per certe. Non è possibile farlo da soli, occorre essere aiutati da un professionista.
Questa mia riflessione vuole essere un incoraggiamento per voi lettori e un invito ad entrare in contatto con voi stessi e la vostra autenticità, a tendere verso rapporti umani sempre più veri. Concludo con le parole di Fritz Perls, fondatore di una delle attuali psicoterapie umanistiche , che riferimento ai percorsi di evoluzione psichica e di trasformazione delle persone affermò: “Ogni volta che accade qualcosa di reale… mi commuovo profondamente.“.
Questa riflessione è stata pubblicata sul blog di Amici di Natura, ecco il link http://amicidinatura.it/blog/7_essere-umani-essere-se-stessi.html